venerdì 24 novembre 2006

Antonio Porchia e la sua opera


L'opera

Il genere e le caratteristiche
Antonio Porchia è conosciuto per l'opera Voces, una raccolta di brevi frasi, per le quali la definizione di aforismi, epi­grammi, massime, non sembra appropriata, termini rifiutati dall'autore stesso, secondo quanto attesta Alberto Luis Ponzo. Leòn Benaròs, facendo riferimento al titolo, trova il nome più consono in "Voci"3 .
Il successo di aforismi, di massime e detti, è dovuto alla possibilità di letture veloci, alla decodificazione diretta dei messaggi, alla ricerca di risposte a vari quesiti, alla scoperta della saggezza individuale o collettiva sintetizzata in un' e­spressione verbale su cui meditare.
Condizione essenziale della composizione breve è la con­centrazione, che consente di esprimere con istantaneità il con­tenuto del pensiero nella sua forza creativa, nella momenta­neità dell'illuminazione. In Voces questi requisiti sono poten­ziati dalla proiezione della vita dell' autore con la sua umiltà, con le sue qualità interiori, e specialmente con la forza di un'umanità integrale che, facendo scoprire nel lettore parte di sé, facilita la recezione dei contenuti. Porchia è consapevole di avere colto aspetti di tutti nelle sue riflessioni, come affer­ma in un'intervista rilasciata a Ines Malinow: "Il mio libro Voces è quasi una biografia, che è quasi di tutti". Condivide questo parere J. Luis Borges che riferendosi all'opera di Porchia (riferimento esteso anche a Novalis e a La Rochefoucault), dice: "il lettore sente la presenza diretta d'un uomo e del suo destino" 4.
La semplicità espressiva e il carattere umanitario di molti messaggi avvicinano le voci alla produzione apoftegmatica dei padri del deserto, ai quali interessava la trasmissione immediata dei contenuti ai discepoli. Altro tratto d'unione con gli anacoreti è reso dalla solitudine in cui maturano le rifles­sioni. Lo scultore Libero Badii dichiara a proposito: "Porchia aveva raggiunto la pace. Con la sua solitudine, con la sua vita da monaco, conseguì una così grande avventura".
Nella dimensione umanitaria, nel forte legame con gli umili, con chi soffre, scopriamo il realismo di Voces, di cui parla Roberto Juarroz. Egli ricorda che nel periodo oscuro dell' Argentina, quando per le loro idee molte donne attende­vano in carcere l'esecuzione capitale, circolavano tra loro voci di Porchia che infondevano speranza; ne riferisce una che ha trovato su un foglio, virgolettata e senza il nome del­l'autore: "L'amore che non è tutto dolore, non è tutto amore". Riferendosi ad episodi di questo genere, Juarroz osserva: "La poesia è la più grande realtà. E' il maggiore realismo possi­bile. Se non lo fosse, non potrebbe confortare qualcuno che va incontro alla morte". Dalla stessa fonte sappiamo che negli anni sessanta, su un muro del vestibolo di un ospedale di beneficenza nella località di Belén de Escobar qualcuno aveva scritto, anonima, un' altra voce di Porchia: "Non vedi il fiume di pianto perché gli manca una lacrima tua".
La profondità delle voci, frutto di un' attenta perlustrazio­ne interiore, meditata nell'aura del silenzio in cui si svolge la vita dei mistici, supera i confini della cultura occidentale per avvicinarsi alle sensibilità orientali (Porchia è stato para­gonato a Lao Tsé, a Upanishads), ai valori dell'induismo, del buddismo. I richiami culturali non si esauriscono sul piano spirituale; se, infatti, per la modernità delle vedute, vengono individuati riscontri con Novalis, Nietzsche, Kafka, Pascal, La Rochefoucault, Lichtenberg, alcune affermazioni sulla realtà che ci circonda e sulla conoscenza evocano i presocra­tici e lo stesso Socrate. Questi e altri collegamenti, comunque, sono operazioni dei critici e dei lettori. Si esclude che Porchia abbia delle fonti; non crede, infatti, nell'apprendistato, come si deduce dall' opinione espressa durante un dialogo registra­to con Daniel Barros a proposito della poesia (opinione esten­sibile ad ogni creazione letteraria): "La poesia si fa non sapendo la fare". Questa frase vuol dire che la fonte del poeta non è la dottrina ma la spontaneità, la resa interiore, la matu­razione della coscienza. Le analogie, riscontrabili in Voces, sono da attribuire alla crescita del pensiero di Porchia sul ter­reno dell' esperienza umana dove, nel rimescolamento profon­do delle zolle, sono inevitabili le convergenze tra le percezio­ni di artisti e poeti, che spesso assumono il carattere della pre­dizione. L'assoluta individualità dell' opera, sciolta da influssi esterni, è sostenuta da vari studiosi, tra cui Gonzàles Duenas, Alejandro Toledo, Angel Ros, che trovano nelle voci molto più di quanto contengano gli autori a cui Porchia viene para­gonato 5.
Per quanto riguarda la genesi, è opportuno un riferimento storico-ambientale. Porchia ha assimilato spontaneamente la cultura della sintesi linguistica nell'ambiente d'origine del sud Italia, quando ancora la società contadina trasmetteva il sistema educativo tramite brevi detti mirati a fissare nella memoria i saperi e i modelli di comportamento, necessari al suo mantenimento e alla sua riproduzione. Si chiamavano dit­terii le massime paradigmatiche, frutto dell' esperienza popo­lare, ereditate attraverso le generazioni, sempre uguali a se stesse in una società che non mutava.

3 Leòn Benarròs, Antonio Porchia, Hachette, Bs. As.,1988
4 J.L.Borges, "Voix di Antonio Porchia", Prefazione, Fayard, Documents Spirituels, n.16, Paris, 1979.
5 Antonio Porchia: el secreto compartido" in: Rivista de Cultura# 12 - fortezza, sao paulo-maio de 2001.

Nessun commento: